Lia Pasqualino Noto

Trittici

Con la serie "Trittici", Lia Pasqualino supera la staticità del ritratto tradizionale per esplorare la dimensione del tempo e del movimento. Qui l'immagine singola non basta più: l'artista sente la necessità di una sequenza, di una narrazione frammentata che restituisca la complessità del soggetto ritratto.

Ogni opera è composta da tre scatti in sequenza, quasi fossero fotogrammi di una pellicola cinematografica. In questa successione, vediamo i volti animarsi: il pensiero che si forma, la parola che sta per essere pronunciata, l'ironia che accende lo sguardo. È un'indagine sul linguaggio del corpo e sulla mimica facciale di grandi protagonisti della cultura contemporanea.

Osservando queste sequenze — che ritraggono figure come Nanni Moretti, Michael Cunningham, Vincenzo Consolo, Etgar Keret e Patrick McGrath — si percepisce il ritmo di una conversazione invisibile. C'è chi gesticola con enfasi teatrale, chi si perde in un'istante di riflessione, chi gioca con l'obiettivo.

Il bianco e nero, pulito ed essenziale, funge da legante visivo, permettendo all'occhio di scorrere da un riquadro all'altro senza distrazioni. In "Trittici", Lia Pasqualino ci ricorda che l'identità non è mai monolitica, ma è un flusso continuo di sfumature, esitazioni e slanci vitali. Non stiamo guardando solo un volto, ma lo svolgersi di una personalità.