Proprio come se nulla fosse avvenuto
Nella serie "Attraverso", Lia Pasqualino trasforma la fotografia in un'indagine sulla distanza e sulla percezione. Qui l'obiettivo non colpisce direttamente il soggetto, ma accetta la mediazione di un filtro fisico: il vetro di un finestrino, una vetrina appannata, una superficie segnata dalla pioggia o dal tempo.
I volti che emergono da questa penombra luminosa sembrano apparizioni più che ritratti. Sono passeggeri di un viaggio urbano, colti in momenti di attesa o sospensione, separati da noi da una barriera trasparente che al tempo stesso protegge e isola. La materia del vetro — con i suoi riflessi, le sue imperfezioni e le sue trame — diventa parte integrante dell'opera, aggiungendo uno strato di "rumore" visivo che rende l'immagine quasi tattile.
C'è una geometria ricorrente in questi scatti: le linee verticali degli infissi o delle porte scandiscono lo spazio, spesso dividendo i soggetti in coppie silenziose o incorniciando solitudini condivise. Il bianco e nero, qui particolarmente contrastato e granuloso, accentua la drammaticità della scena, conferendo a questi sconosciuti un'aura cinematografica e senza tempo.
"Attraverso" non è solo un'indicazione spaziale, ma una dichiarazione poetica: è l'atto di guardare oltre la superficie, di attraversare il confine tra il dentro e il fuori, cercando l'umanità che si cela dietro il riflesso della città.