Kantor
Questa serie rappresenta un'immersione profonda nell'universo visivo e poetico di Tadeusz Kantor. Lia Pasqualino non si limita a documentare la scena teatrale, ma ne assorbe l'essenza, restituendoci immagini cariche di un'atmosfera onirica e spettrale.
Le fotografie catturano la tensione tra l'animato e l'inanimato, tema caro al maestro polacco. Attori che sembrano marionette, scheletri che danzano con i vivi, e scenografie essenziali che emergono dal buio profondo della scena. Il bianco e nero, qui fortemente contrastato e talvolta sgranato, accentua la drammaticità dei gesti e la fissità delle espressioni, evocando il senso di un "rituale funebre" grottesco e affascinante.
Particolarmente potente è la sequenza dei volti dietro le cornici o i vetri: smorfie, urla mute e sguardi allucinati che sembrano voler infrangere la barriera tra lo spettatore e la rappresentazione. In questi scatti ravvicinati, la fotografa indaga la deformazione espressiva, isolando il dolore e la follia del personaggio.
È un lavoro che dialoga con la memoria e con il tempo sospeso del teatro. Le immagini non raccontano una trama, ma evocano fantasmi, offrendo un "Omaggio a Kantor" che è al tempo stesso testimonianza artistica e reinterpretazione personale di una delle esperienze teatrali più rivoluzionarie del Novecento.